Ai Grammy la cantante ha stupito tutti con un drastico cambio look: una chioma più chiara del solito, un biondo platino quasi bianco e un cappello cowboy bianco; dall’Italia Vera Gemma: “Ha voluto copiare me, è ci è riuscita alla grande, ma è giusto sapere che io sono l’originale!”

Di Valerio Riccobono

Nel mondo dello spettacolo, l’originalità e l’unicità sono spesso considerate caratteristiche di grande valore. Tuttavia, ogni tanto si verifica un evento che scuote il mondo dell’intrattenimento: la cantante di fama mondiale (Beyoncé) che decide di copiare il look di un’altra collega (Vera Gemma). Questa situazione insolita solleva domande su originalità, etica e individualità nell’ambiente dello spettacolo.

Recentemente alla grande serata dei Grammy Awards 2024, la cantante di fama mondiale, Beyoncé è stata al centro dell’attenzione per aver scelto di adottare lo stesso stile e look dell’attrice internazionale Vera Gemma, un look che fino a ieri era distante dallo stile della cantante.

A notare tutto ciò, oltre i fan che hanno accusato Beyoncé di mancanza di creatività e di cercare di rubare l’identità di Vera; si sono esposte due cantanti internazionali, ROMINA POWER e MISS KETA.

Le parole di Romina Power all’amica Vera: “Guarda chi ti ha copiato!, Si deve sapere che lei ha copiato te, perchè tu questo look lo porti da tempo, lei ieri. BEYONCE COPIONA”. – si è aggiunta inoltre l’amica Miss Keta “Ma ti rendi conto? Ti ha copiato, ti sta facendo un grande complimento in fondo, ma almeno dica a chi si è ispirata, copiona!!”

 

Che dire? Aspettiamo che Beyoncè dica la sua!

Sandrocchia, come l’aveva soprannominata il regista “amore della sua vita”, è stata una delle attrici più popolari del cinema italiano.

Una voce inconfondibile, un ruolo da svampita datole sul set da Federico Fellini, suo grande amore, e rimastole addosso, un sorriso luminoso, tanto Cineme e Tv. Questo e molto altro era Sandra Milo, che si è spenta nel sonno alla venerabile età di 90 anni, nella sua casa, circondata dai suoi cari, come aveva chiesto.  Lo ha reso noto la famiglia.

I figli: ci ha lasciato addormentandosi, come aveva richiesto

Oggi alle 8:25 del mattino nostra madre è venuta a mancare. Ci ha lasciato serenamente, addormentandosi nel suo letto, nel modo in cui ci aveva espressamente richiesto, circondata dal nostro amore e da quello dei suoi amati cani Jim e Lady. Vi chiediamo di rispettare il nostro immenso dolore e di pregare per la sua anima, rivolgendole un pensiero di luce“. Così sui social i figli di Sandra Milo, Debora, Ciro e Azzurra. “Ringraziamo sentitamente nostro padre Ottavio de Lollis – prosegue il post -, l’avvocato Bruno della Ragione, Maurizio Pennesi, Alberto Matano, Cristina Morea, Maria Grazia Cucinotta, Claudio e Pino Insegno, Franco Brel, Angelo Genovese, Franco Lattanzi e sua moglie Rita, Enrico Pola, Federica Di Giacomo, Lorenzo Picone, Luigi Alesi, Angelo De Biasio, Carlotta e Gabriele Malaguti, Marina e Tullio, Maricla Verdesca, Simona Ballarino. E se abbiamo dimenticato qualcuno ce ne scusiamo sentitamente“.

Al secolo Elena Liliana Greco, in arte Sandra Milo, “Sandrocchia”, come l’aveva soprannominata Fellini, era nata l’11 marzo 1933 a Tunisi. Ispiratrice di grandi registi italiani e francesi si sposa giovanissima, a soli 15 anni, con il Marchese Cesare Rodighiero. Il matrimonio sfortunatamente dura un paio di mesi, ma quanto le basta per avvicinarsi a un’elite molto ricercata.

Nel 1953 decide di cominciare a recitare e lo fa nella pellicola di Giorgio Bianchi “Via Padova, 46″,  accanto a Peppino De Filippo, Alberto Sordi, Giulietta Masina, Memmo Carotenuto, Massimo Dapporto, Ernesto Almirante, Vittorio Duse, Lamberto Maggiorani e Virna Lisi, ma in un cast così variegato di noti volti nessuno si accorge del suo. Con Antonio Pietrangeli il primo sodalizio artistico. Affiancherà Alberto Sordi ne “Lo scapolo” (1955), e proprio grazie alle sue forme particolarmente rotonde e vistose e per quella sua strana voce, ancora da bambina, si impone come una maggiorata del grande schermo, prendendo parte a numerose commedie: “Adua e le compagne” (1960), accanto a Claudio Gora e Marcello Mastroianni in “Fantasmi a Roma” (1961). Infine, nel 1964, diventa protagonista de “La visita”

Dopo aver recitato con Gino Cervi in “Moglie e buoi” (1956), ha un piccolo ruolo nel film “Mio figlio Nerone” (1956) con Brigitte Bardot, Alberto Sordi, Vittorio De Sica e la grande diva del muto americana Gloria Swanson. Lavorerà con De Sica anche ne “La donna che venne dal mare” (1956). 

Nel 1959, dopo il matrimonio con il produttore Moris Ergas recita per Roberto Rossellini ne “Il generale Della Rovere” (1959), accanto a De Sica e a Vittorio Caprioli. Stroncata dalla critica si rifugia in Francia e Claude Sautet la sceglie come partner di Jean-Paul Belmondo in “Asfalto che scotta (1960). Federico Fellini le organizza un provino in casa e diventa la femme fatale ironica e disinibita ne “8 ½” (1963) con Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Mario Pisu, Rossella Falk, Anouk Aimée, Barbara Steele, Caterina Boratto, Annibale Ninchi e Giuliana Calandra, facendole ottenere fra l’altro il suo primo Nastro d’Argento come miglior attrice non protagonista. La Milo gli rimane accanto per 17 lunghi anni in cui Giulietta Masina – moglie di Fellini – era a conoscenza della relazione extraconiugale del marito e si era ritrovata persino a recitare con la Milo ne “Giulietta degli Spiriti” (1965), vincendo il suo secondo Nastro d’Argento. Nasce “Sandrocchia”, così la soprannominava affettuosamente lui. E ancora “Le voci bianche”(1964), “La donna è una cosa meravigliosa” (1964).

Chiusa il burrascoso matrimonio con Ergas, dal quale nascerà Deborah, attualmente giornalista televisiva, troverà un nuovo amore con Ottavio De Lollis, che la renderà madre di Ciro e Azzurra.

Nel 1987, recita con Jeanne Moreau in Remake, poi spinta dall’amicizia con Bettino Craxi, si improvvisa conduttrice televisiva su Rai Due con il programma “Piccoli fans”, programma per bambini che la riporterà nuovamente in auge. Nel 1990 durante la trasmissione “L’amore è una cosa meravigliosa” il brutto scherzo telefonico fattole in diritta dove la sia avvertiva di un incidente – peraltro mai accaduto – del figlio Ciro. La Milo scappa in lacrime dallo studio, ma le urla della Milo diventano un tormentone per programmi come “Blob” e “Target”. Nel 2021 viene premiata con un David di Donatello alla carriera.

Una maxi discarica abusiva scoperta quasi per caso dai piloti in fase di atterraggio all’aeroporto di Fiumicino.

Sono nate così le indagini che hanno portato all’arresto di 12 persone, tutte accusate, a vario titolo, di inquinamento ambientale, incendio doloso, calunnia, furto di energia elettrica ed acqua, abbandono e malgoverno di animali.

Tra i fermati spicca la figura di una dipendente della Regione Lazio, definita “insospettabile”, che millantava parentele con il clan Spada di Ostia. La donna, 52 anni, è stata messa ai domiciliari; nel gruppo degli arrestati figurano anche i figli e il compagno, oltre ad alcuni imprenditori di zona, tutti raggiunti da avvisi di garanzia.

Secondo un primo calcolo, saranno necessari 100 autotreni per bonificare la zona scovata lungo la via Portuense a  poche centinaia di metri dalla Città del Commercio all’ingrosso e dall’aeroporto di Fiumicino.

Tra i cumuli di rifiuti ed una fognatura a cielo aperto vivevano anche circa 40 cani di varie razze, una folta colonia felina e tre cavalli, tutti in pessime condizioni sanitarie, posti sotto sequestro assieme al terreno.

Tutto è partito nel marzo dello scorso anno dopo che alcuni piloti di linea avevano comunicato la presenza di fumi provenire da un terreno sottostante la verticale di volo in fase di atterraggio, quando per motivi di condizioni meteo sfavorevoli erano costretti ad atterrare su una seconda pista dello scalo romano.

La dipendente pubblica è stata anche accusata di aver iniziato a occupare abusivamente il terreno dal 2014 nonostante con i figli risultasse anche assegnataria di un alloggio popolare. La donna e il compagno avrebbero iniziato allontanando prima i legittimi proprietari, terrorizzandoli con minacce di ritorsioni da parte del clan Spada di Ostia e di altri gruppi criminali di zona con cui millantavano legami.

Successivamente la coppia avrebbe proseguito con allacci abusivi alla corrente elettrica e all’acqua potabile avviando quindi una redditizia e incontrollata attività legata alla discarica abusiva con roghi per lo smaltimento illegale di rifiuti. 

Secondo l’accusa sarebbero stati scaricati ed incendiati rifiuti speciali, chimici, sanitari, vernici, ferro, elettrodomestici, porte, mobili, arredi, spazzatura varia e altro tipo di rottami. Il materiale veniva ammassato sul terreno e poi incenerito per fare spazio ad altre quantità da eliminare, con la conseguente continua emissione nell’aria di colonne di fumo nero, denso e maleodorante.

Al termine delle indagini sono stati sequestrati anche i casolari presenti sul terreno e tre automezzi utilizzati per il trasporto illegale dei rifiuti.

Il campione azzurro si arrende in due set (6-3, 6-3) contro il serbo, questa sera decisamente al top della forma: è il settimo sigillo, meglio anche dello svizzero

TORINO – Jannik Sinner non ce l’ha fatta. Troppo forte questa sera Novak Djokovic che conquista il trofeo delle Nitto ATP Finals, il 98° della sua fantastica carriera, con una partita praticamente perfetta battendo il giovane talento di San Candido con il punteggio di 6-3, 6-3 in un’ora e 43 minuti di gioco.

Nole partita perfetta, Sinner resiste ma non basta

La superiorità del serbo nella finale di Torino è stata netta, l’azzurro ha provato a resistere e a reagire ma l’efficienza al servizio di Nole è stata impressionante (91% i punti vinti dal serbo con la prima, 64% con la seconda) non lasciando di fatto alcuna possibilità all’azzurro (solo 2 le palle break concesse in tutta la partita). A Djokovic nel primo set è bastato il break ottenuto al quarto gioco per spianargli subito la strada. Nel secondo parziale è partito ancora più forte e ha strappato nuovamente il servizio all’azzurro. Rispetto al primo set Sinner ha avuto anche due opportunità per rientrare in corsa ma Nole è stato bravo e puntuale a rimontare nel sesto gioco e quindi a chiudere ancora una volta per 6-3.

Il pubblico del Pala Alpitour ha fatto di tutto per trascinare il suo idolo: epico rimarrà il settimo game del secondo set, durato oltre 15 minuti e vinto dall’azzurro (che ha permesso a Jannik di accorciare sul 4-3) ma oggi contro questo Djokovic, preciso e costante in ogni fondamentale, c’era poco da fare. Bellissimo il caloroso abbraccio finale nel momento della premiazione in cui Sinner, idolo di casa, è stato nuovamente sommerso dall’affetto dei tifosi presenti.

Tornando alla partita anche nella statistica dei vincenti e degli errori non forzati si può notare il divario tra i due giocatori questa sera: 20/5 per Djokovic, 19/12 il conto per Sinner. Ma è soprattutto negli scambi da fondo che il serbo è apparso più costante e fluido rispetto all’azzurro, forse un po’ stanco nei momenti decisivi. Non è comunque da sottovalutare il cuore messo in campo da Jannik che ha lottato come un leone nel tentativo di rimontare un match davvero complicato.

Djokovic leggendario: superato Federer, rivincita con Sinner

Per il campione serbo, numero 1 del mondo, è il settimo trionfo alle Finals, superato anche Roger Federer (che ne ha vinte sei): il campione da battere è ancora una volta lui. Djokovic chiude così un anno straordinario (lunedì saranno 400 le settimane al comando della classifica ATP in carriera) dopo aver conquistato tre Slam su quattro nel 2023 e perdendo solo la finalissima di Wimbledon dopo l’epica maratona contro Alcaraz. Non solo: Nole si prende anche la rivincita proprio contro Sinner che lo aveva battuto nel girone.

Sinner, ATP Finals comunque indimenticabili

Per Jannik resta la straordinaria cavalcata alle Finals di Torino e comunque la consapevolezza di essere al livello dei più forti, comunque battuti tutti in questa parte finale della stagione. Per lui era la quattordicesima finale a livello internazionale: dieci le vittorie e quattro le sconfitte. Il futuro, in ogni caso, è tutto nelle mani dell’azzurro che nei prossimi mesi potrà scrivere ancora nuove pagine di storia.

 

Giorgia Meloni dà il benservito ad Andrea Giambruno via social dopo i fuorionda imbarazzanti diffusi da Striscia la notizia. “La mia relazione con Andrea Giambruno, durata quasi dieci anni, finisce qui. – scrive la premier – Lo ringrazio per gli anni splendidi che abbiamo trascorso insieme, per le difficoltà che abbiamo attraversato, e per avermi regalato la cosa più importante della mia vita, che è nostra figlia Ginevra”.

“Le nostre strade si sono divise da tempo, ed è arrivato il momento di prenderne atto. – continua Meloni – Difenderò quello che siamo stati, difenderò la nostra amicizia, e difenderò, a ogni costo, una bambina di sette anni che ama la madre e ama il padre, come io non ho potuto amare il mio. Non ho altro da dire su questo”.

La premier poi aggiunge: “Ps. tutti quelli che hanno sperato di indebolirmi colpendomi in casa sappiano che per quanto la goccia possa sperare di scavare la pietra, la pietra rimane pietra e la goccia è solo acqua”.

Cosa è successo

Ieri per la seconda serata consecutiva Striscia la notizia trasmette un fuorionda di Andrea Giambruno, il compagno della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Lo show satirico di Mediaset fa ascoltare l’audio di alcune conversazioni dai contenuti sessisti del giornalista, che appare senza freni con le colleghe.

Il giorno prima Striscia aveva mostrato un fuorionda video in cui Giambruno fa delle avance alla collega Viviana Guglielmi: “L’unico giudizio che conta per me è quello della Viviana, ma la bellezza di questo blu estoril, una donna acculturata come te dovrebbe saperlo, blu Cina no, non ti si addice, sei di un livello superiore, meglio oggi? Sei di buon umore? Mi è dispiaciuto ieri vederti un po’…Sembri una donna intelligentissima, ma perché non ti ho conosciuta prima”.

Il compagno della premier ieri non era in studio alla trasmissione Diario del Giorno su Rete4. La conduzione è stata affidata alla collega Manuela Boselli. Il giornalista al centro delle polemiche era impegnato in un convegno previsto da tempo a Pavia. Anche in quel contesto si lascia andare a un altro fuorionda sfogandosi con il microfono acceso con l’assessora al Turismo della Regione Lombardia, Barbara Mazzali, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio regionale.

Nell’audio rubato, come riporta il sito Open, Giambruno offre un bicchiere d’acqua all’assessora prima dell’inizio del convegno e riferendosi al fuorionda di Striscia dice: “Ormai sono terrorizzato da tutto. Appena dico qualunque cosa diventa oggetto di mistificazione…”.

di Floriana Rullo

Bloccata per smottamento la ferrovia Cuneo-Ventimiglia, chiuso il Colle dell’Agnello.  Niente lezioni nel Cuneese  e nell’Alessandrino.

Vento, frane e strade chiuse. Ampiamente annunciato, il maltempo, dopo la lunghissima estate, torna a fare danni in Piemonte.

Le frane

Il traffico ferroviario sulla Ventimiglia-Cuneo è interrotto in entrambi i sensi da stamattina a causa di uno smottamento e conseguente caduta massi in territorio francese, dopo Breil, in alta val Roya.

Il treno delle 6.18 non è potuto partire per l’allerta frane e al momento circolano solo quelli tra Limone Piemonte e Cuneo. Non è escluso che la ferrovia rimanga chiusa fino a domai.

Nella mattinata anche il Colle dell’Agnello è stato chiuso. La decisione è stata presa in seguito alla diramazione del bollettino di allerta meteo diramato dalla Regione con allerta «arancione» nel settore della valle Varaita. In accordo con il dipartimento Hautes Alpes, che gestisce la parte francese del valico, è stata decisa a chiusura della strada, in via preventiva, fino a quando non saranno ripristinate le condizioni di sicurezza e di regolare viabilità.

Caprauna, nel Cuneese a causa di uno smottamento del terreno è precipitato un grande masso sulla strada che porta ad Aquila d’Arroscia. Non sono rimaste coinvolte auto. Sotto osservazione anche il torrente Gesso fuori Cuneo e a Borgo San Dalmazzo, molto ingrossato.

Frana anche ad Ormea, sulla strada che collega Ponte di Nava e Quarzina. Sotto osservazione il Tanaro e i corsi d’acqua minori. Nel Gaviese  – dalle stime indicate dalla Provincia – sono già caduti da ieri oltre 60 millimetri di pioggia, nell‘Alto Acquese si superano i 120 a Ponzone, i 100 in Alta Val Borbera e i 60 ad Arquata Scrivia.

Pioggia e vento

 Il traffico ferroviario sulla Ventimiglia-Cuneo è interrotto in entrambi i sensi da stamattina a causa di uno smottamento e conseguente caduta massi in territorio francese, dopo Breil, in alta val Roya.

 Il traffico ferroviario sulla Ventimiglia-Cuneo è interrotto in entrambi i sensi da stamattina a causa di uno smottamento e conseguente caduta massi in territorio francese, dopo Breil, in alta val Roya.

Dal pomeriggio è prevista una piena dei fiumi, anche di quelli principali, senza tuttavia raggiungere i livelli di guardia. Gli innalzamenti più significativi sono previsti lungo l’asta del fiume Toce (Verbano-Cusio-Ossola); il livello del Lago Maggiore raggiungerà i valori massimi nella notte tra il 22 e il 23 ottobre.

L’allerta

Se oggi per tutta la regione era scattato l’allerta giallo per piogge e vento, era annunciato invece l’allarme  arancione per alcune zone particolarmente a rischio.

 Come la zona F Val Tanaro, dove i sindaci dei comuni di CevaVincenzo Bezzone Ormea, Giorgio Ferraris, hanno disposto la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, mentre il sindaco di MondovìLuca Robaldo ha disposto la chiusura degli Istituti superiori.

«Per le prime ore della mattina di domani, 20 ottobre, – spiegano Bezzone, Ferraris e Robaldo – le previsioni fornite da ARPA segnalano fortissime piogge e, quindi, l’allerta arancione per l’ambito idrogeologico e gialla per l’ambito idraulico. Da qui la decisione di chiusura». Nel Cuneese è attivo il presidio della Protezione civile provinciale per assicurare i servizi di monitoraggio e pronto intervento in caso di necessità. Sono previste piogge intese a carattere di rovescio temporalesco accompagnate da vento su tutte le valli cuneesi al confine con Francia e Liguria con rischi di esondazioni dei corsi d’acqua secondari e l’attivazione di frane e smottamenti di versante.

Anche l’Alessandrino ha deciso la chiusura delle scuole per la giornata di oggi, venerdì. Da Gavi Borghetto Borbera, da Arquata Scrivia Grondona i comuni hanno deciso di tenere gli studenti a casa.

Il maltempo sta causando alluvioni e smottamenti in tutto il territorio delle Alpi marittime francesi, appena al di là del confine italiano e piemontese, in particolare nella zona di  Saint-Martin-Vèsubie.

Nel capoluogo intanto le forti piogge stanno creando rallentamenti e disagi.

Il discorso di circa 15 minuti che il presidente americano Joe Biden ha tenuto alla nazione giovedì sera

di Maddalena Maltese

E’ una lezione di politica internazionale, il discorso di circa 15 minuti che il presidente americano Joe Biden ha tenuto alla nazione giovedì sera dallo studio ovale della Casa Bianca, invitando i suoi concittadini a guardare all’America come “un faro per il mondo”.

La leadership americana tiene insieme il mondo

Il mondo si trova a un “punto di svolta nella storia”, ha detto Biden legando la guerra di Israele contro Hamas a quella dell’Ucraina contro la Russia e alle conseguenti minacce per la sicurezza degli Stati Uniti. “La leadership americana è ciò che tiene insieme il mondo. Le alleanze americane sono ciò che mantiene noi, l’America, al sicuro. I valori americani sono ciò che ci rende un partner con cui altre nazioni vogliono lavorare”, ha dichiarato il presidente americano, cercando di rispondere alle critiche che vedono il Paese una potenza divisa e in declino. “Mettere tutto a rischio e abbandonare l’Ucraina e voltare le spalle a Israele. Semplicemente non ne vale la pena” ribadisce Biden convinto che il ruolo degli Stati Uniti nella lotta contro il terrorismo e l’autocrazia è centrale e “la storia ci ha insegnato che quando i terroristi non pagano un prezzo per il loro terrore, quando i dittatori non pagano un prezzo per la loro aggressione, causano più caos, morte e più distruzione”. Nella sua lezione politica Biden spiega che “Hamas e Putin rappresentano minacce diverse, ma hanno questo in comune. Entrambi vogliono annientare completamente una democrazia vicina”.

Israele non si lasci accecare dalla rabbia

Il presidente cita poi i due viaggi in zone di guerra, come un segno distintivo della sua presidenza: il primo in treno, dalla Polonia a Kiev per incontrare il presidente ucraino Zelensky, il secondo mercoledì a Tel Aviv per incontrare il primo ministro israeliano Netanyahu e i familiari delle vittime dell’attacco di Hamas, lo scorso 7 ottobre. Biden assicura che sta “percorrendo ogni strada” per riportarli a casa e che per lui “non c’è priorità più alta della sicurezza degli americani tenuti in ostaggio”. Mentre loda la resilienza del popolo israeliano, lo mette in guardia dal non “lasciarsi accecare dalla rabbia “ nella risposta agli attacchi di Hamas per non commettere gli errori che gli Stati Uniti commisero dopo l’11 settembre e di operare secondo il diritto internazionale che “significa proteggere i civili nel miglior modo possibile”, consentendo anche l’ingresso di aiuti umanitari a Gaza. Biden si attribuisce il merito dell’accordo sulla spedizione degli aiuti gestiti dall’ONU.

Non possiamo rinunciare a soluzione di due stati

Il presidente americano ribadisce poi che “ gli Stati Uniti restano impegnati a favore del diritto del popolo palestinese alla dignità e all’autodeterminazione” e dichiara di avere “il cuore spezzato per la tragica perdita di vite umane palestinesi”, chiarendo ai suoi concittadini che “non possiamo ignorare l’umanità dei palestinesi innocenti che vogliono solo vivere in pace e avere un’opportunità” e che i palestinesi non vanno identificati con Hamas. Biden ripete quanto detto in Israele: “per quanto sia difficile, non possiamo rinunciare alla pace. Non possiamo rinunciare ad una soluzione di due Stati”.

Islamofobia e antisemitismo

Biden, nel suo discorso mette in guardia da antisemitismo e islamofobia, citando la morte di un bambino palestinese americano di 6 anni a Chicago pugnalato a morte dal suo padrone di casa. “Dobbiamo, senza equivoci, denunciare l’antisemitismo”, insiste il presidente e “Dobbiamo anche, senza equivoci, denunciare l’islamofobia”, ricordando a chi soffre per le discriminazioni che “voi appartenete” agli Stati Uniti.

Arriverà all’alba di domani al cimitero di Castelvetrano la salma di Matteo Messina Denaro, morto lunedì notte nell’ospedale de L’Aquila.

Ammalato di cancro dal 2020, le sue condizioni si sono aggravate negli ultimi mesi. Nel suo testamento biologico ha scritto di non volere accanimento terapeutico e alimentazione forzata: venerdì è entrato in coma irreversibile e non gli è più stato somministrato il cibo. Il feretro, una cassa in cedro scelta dalla nipote e legale, Lorenza Guttadauro, unica della famiglia a vedere il capomafia dopo il decesso, ha lasciato il nosocomio abruzzese in serata. Nel pomeriggio sul corpo del padrino era stata effettuata l’autopsia, disposta in accordo dalla procura di Palermo e da quella de l’Aquila. L’esame, eseguito dal medico legale di Chieti Cristian D’Ovidio, che ha confermato il decesso per cause naturali, si è concluso nel pomeriggio. Poco dopo sono arrivati il nulla osta alla sepoltura e il dissequestro della salma e la bara è stata caricata su un carro funebre venuto da Castelvetrano. Un lungo viaggio, l’ultimo del boss, che si concluderà al cimitero del paese di cui la famiglia è originaria.

La Questura di Trapani, che ha vietato i funerali pubblici, ha dettato regole stringenti sulla cerimonia. In un camposanto blindato già da ore, pochi familiari assisteranno alla tumulazione: certamente le sorelle Giovanna e Bice, il fratello Giovanni e la figlia da poco riconosciuta Lorenza, daranno l’ultimo saluto al boss. Non dovrebbe esserci la madre, invalida ormai da anni. Le esequie dovrebbero concludersi entro le sette di domattina. Non ci saranno funerali religiosi. La Chiesa li vieta per i mafiosi, una posizione ribadita con nettezza dal vescovo di Mazara del Vallo Giurdanella.

“In questo momento noi come Chiesa stiamo dalle parti delle vittime – ha detto – stiamo dalla parte della giustizia, perché le persone che hanno subìto ogni forma di violenza atroce, fatta di morte, possano sentirsi accompagnati da processi urgenti che la società civile, forze dell’ordine, magistratura ma anche la comunità scolastica ed ecclesiastica deve avviare, per liberare questo territorio dalla cultura della sopraffazione, della prepotenza, della logica del più forte”. E difficilmente ci sarà una benedizione di un sacerdote viste le volontà espresse, in un vecchio pizzino, dal capomafia che ha espressamente rifiutato le esequie cattoliche. “Rifiuto ogni celebrazione religiosa perché fatta di uomini immondi che vivono nell’odio e nel peccato – scriveva nel 2013 l’ex latitante – e non sono coloro che si proclamano i soldati di Dio a poter decidere e giustiziare il mio corpo esanime, non saranno questi a rifiutare le mie esequie”. E così, davanti a pochi familiari (molti come le sorelle Patrizia e Rosalia, tre cognati e il nipote prediletto Francesco Guttadauro sono in carcere) calerà domani il sipario sulla vita dell’ultimo grande latitante di Cosa nostra.