Questa sera alle ore 21:05 su www.erretvweb.it andrà in onda una nuova puntata di “Striscia L’antimafia” condotta da Luigi Bonaventura e Mary Petrillo ospite della puntata NEMO, figlio di un collaboratore di giustizia.

Nel corso della puntata Nemo Bonaventura ha sottolineato più volte quanto il sistema di protezione rivolto alle famiglie dei collaboratori di giustizia non funziona bene: “La ‘ndrangheta e le organizzazioni mafiose non dimenticano e lo Stato non può permettere che soggetti che hanno recato un apporto fondamentale e sacrificato le loro esistenze (come mio padre Luigi Bonaventura) cadano vittima del sistema criminale che hanno contribuito a contrastare; ne tanto meno noi figli dei collaboratori di giustizia, abbiamo una vita difficile, è un continuo cambiare nome, località, identità;  Non riusciamo a costruire i nostri sogni. SONO STANCO e voglio che LO STATO SI ATTIVI SERIAMENTE”.

Per scoprire l’intervista completa a Nemo Bonaventura vi aspettiamo questa sera alle 21:05 su www.erretvweb.it

 

I tre feriti sono stati estratti dai vigili del fuoco e affidati alle cure del 118. Sono in corso accertamenti per verificare la causa dell’esplosione, si ipotizza una fuga di gas. L’intervista al sindaco di Canale Monterano

Diversamente da quanto appreso in precedenza, i tre feriti nel crollo della palazzina avvenuta stamattina alle 8.30 a Canale Monterano in provincia di Roma, non fanno parte dello stesso nucleo familiare. Sono infatti un ragazzo di 18 anni, un uomo di 40 anni e una donna che si trovava in un edificio accanto. È quanto ricostruito dagli investigatori.

Secondo quanto si apprende, i genitori del ragazzo non erano in casa al momento dell’esplosione. Nella palazzina abitavano la famiglia e al piano inferiore il 40enne che sarebbe il ferito in condizioni più serie. Del caso si occupano i carabinieri.

a chiarire le cause dell’esplosione che ha provocato il crollo, si ipotizza una fuga di gas ma sono ancora in corso accertamenti. Nella zona è stato avvertito un forte odore di gas. Sul posto sono ancora al lavoro vigili del fuoco e carabinieri.

La testimonianza

“Sono stato tra i primi ad arrivare perché mio padre abita qui dietro, mi ha chiamato lui e io ho sentito il boato: ho trovato una scena da terremoto quando sono arrivato. Si sentiva ancora una fortissima puzza di gas e quindi mi sono spaventato”. Così Gianluca Dipietrantonio, tra i primi ad accorrere dopo l’esplosione. “Eravamo in tre o quattro” ha raccontato spiegando che “per fare evacuare tutte le case intorno le abbiamo prese materialmente in braccio le persone che si trovavano nelle case limitrofe, soprattutto quelle anziane. Abbiamo capito che sotto le macerie c’era ancora un ragazzo incastrato, abbiamo iniziato a muovere le pietre con le mani: sono stati momenti molto concitati”, ha ricordato.

Il femminicidio di Giulia Cecchettin ha sconvolto l’Italia: Filippo Turetta arrestato in Germania, cos’è successo la sera di sabato 11 novembre

Il femminicidio di Giulia Cecchettin, uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta a pochi giorni dalla laurea, ha sconvolto l’Italia. Il 22enne, dopo l’arresto in Germania, è in attesa dell’estradizione per essere processato. Ecco cosa sappiamo sulla notte dell’omicidio, in attesa della chiusura delle indagini e della versione di Filippo Turetta.

Il centro commerciale

Sabato 11 novembre Giulia Cecchettin e Filippo Turetta si incontrano verso le ore 18.

La laureanda sta cercando un paio di scarpe da indossare nel giorno della discussione della tesi, prevista per giovedì 16 novembre. I due trascorrono qualche ora al centro commerciale ‘Nave de Vero‘ di Marghera, dove mangiano un panino in un fast-food.

L’ultimo messaggio alla sorella

Alle 22:43 Giulia Cecchettin scrive un messaggio su WhatsApp alla sorella Elena: sarà l’ultimo.

È la stessa Elena Cecchettin a svelarne il contenuto: “Sembrava fosse tutto tranquillo, stavamo parlando di vestiti”.

La lite nel parcheggio e la telefonata del testimone

Passano pochi minuti e tra Giulia e Filippo scoppia una lite.

Un testimone racconta di averli visti in un parcheggio di Vigonovo, il paese dove viveva Giulia, intorno alle 23:15.

La ragazza viene strattonata e scaraventata in auto: il testimone chiama le forze dell’ordine, ma mentre parla al telefono la Fiat Punto nera sparisce nel nulla.

L’aggressione a Fossò

Le telecamere riprendono l’auto nella zona industriale di Fossò, a circa 5 chilometri da Vigonovo, verso le 23:30.

La videosorveglianza della fabbrica di calzature Dior registra la scena: l’Adnkronos, citando le carte degli inquirenti, rivela che Filippo Turetta avrebbe aggredito Giulia Cecchettin a mani nude e che lo stesso 22enne “poneva in essere atti idonei e diretti in modo non equivoco a cagionare la morte colpendola nuovamente al fine di evitare che la stessa fuggisse”.

Giulia Cecchettin urla e scappa dall’auto, ma viene rincorsa, raggiunta e colpita da Filippo Turetta, che la aggredisce di nuovo “producendole, quale conseguenza della propria azione ulteriori ferite e ulteriori copiosi sanguinamenti”.

La ragazza resta a terra, non si capisce se sia già morta o meno: davanti allo stabilimento, alcuni dipendenti troveranno chiazze di sangue e ciocche di capelli.

Nel frattempo, viene caricata in auto da Turetta, che guida per circa 120 chilometri fino al lago di Barcis, dove getta il cadavere (dai primi esami, infatti, Giulia era già morta prima di essere fatta cadere per decine di metri).

La fuga di Filippo Turetta

Dopo essersi sbarazzato del corpo, Filippo Turetta arriva a Palafavera (in provincia di Belluno) solo alle 7:37 della mattina di domenica 12 novembre: il tempo di gettare il corpo di Giulia Cecchettin.

Nel tragitto, viene ripreso mentre fa rifornimento, pagando in contanti al distributore a Ospitale, sopra Cortina d’Ampezzo: qualche giorno dopo – riporta Il Corriere della Sera – il gestore avrebbe notato anche una banconota da 20 euro insanguinata.

L’arresto in Germania

Turetta guida verso l’Austria, quindi arriva in Germania: è lì che viene arrestato tra sabato 18 e domenica 19 novembre, praticamente una settimana dopo l’omicidio dell’ex fidanzata, sull’autostrada A9 all’altezza della cittadina di Bad Durrenberg. Era rimasto senza soldi e senza benzina.

Fermato proprio nel giorno del ritrovamento del cadavere di Giulia Cecchettin: sul corpo, segni di percosse e ferite da coltello anche sulle mani, dalle quali si capirebbe – secondo gli esperti – che avrebbe provato a difendersi.