Roma, 9 gennaio 2026. In una sera di gennaio, nel cuore dell’arte romana, non è andata in scena una semplice presentazione letteraria. All’Area Contesa ArteDesign di Via Margutta è accaduto qualcosa di diverso.
Un passaggio. Un attraversamento. Il romanzo Lasciato Indietro del siciliano Dino Tropea, Armando Editore ha preso nuovamente forma viva negli sguardi, nei silenzi, nella commozione composta di chi c’era. E chi non c’era, inutile girarci intorno, ha perso qualcosa che non torna. Un pensiero in apertura è stato rivolto al Prof. Agostino Bruzzone aurore della meravigliosa prefazione di cui l'autore si sente custode.
La sala era piena, ma soprattutto era presente. Nessun brusio, nessuna distrazione. Solo ascolto. Volti immersi, occhi che cercavano, cuori aperti. Non un pubblico, ma una comunità temporanea che si è riconosciuta in una storia comune: quella di chi è stato lasciato ai
margini e ha scelto, nonostante tutto, di restare umano. Tra i presenti, volti noti anche a Mondospettacolo, registi, attori, medici, giornalisti,
artisti, cantanti, colleghi e amici dell’autore. Presenze diverse, unite da un messaggio che attraversa i confini professionali e generazionali. La serata ha dimostrato che la cultura, quando smette di essere vetrina e torna a essere verità, diventa spazio di trasformazione e connessione.
Tra le opere della galleria, la parola ha trovato la sua cassa di risonanza naturale. Lasciato Indietro, pubblicato da Armando Editore e premiato da Casa Sanremo Library 2025 – Rai Cultura, ha rotto gli argini della carta per farsi presenza. Presenza viva, a tratti inquieta. Perché le parole più oneste non accarezzano: smuovono, scavano, e solo dopo, forse, curano. A guidare la serata è stata la Dott.ssa Teresa M. Zurlo, con un’eleganza mai distaccata e una sensibilità rara. Nel suo intervento ha colto echi profondi della Sicilia letteraria e umana nella scrittura di Tropea, richiamando Verga e Pirandello. Si è parlato dei “ragazzi di Monserrato”, figure resilienti, capaci di attraversare la difficoltà con una dignità silenziosa, e della famiglia Tropea, che richiama i Malavoglia, ma rigenerati nella forza di ricominciare, in quella Sicilia che soffre, resiste e non smette mai di rialzarsi.
Ha riconosciuto anche il mare come presenza costante nella vita e nell’opera dell’autore. Siciliano, marinaio, uomo che ha attraversato il Mediterraneo, il Mar Rosso, il Mar Nero. Un mare vissuto come madre e sfida, radice e memoria. Da qui il simbolismo, tra altri, dell’ancora, non solo strumento nautico ma segno di resistenza: ciò che trattiene e dà stabilità anche nella tempesta. “In ogni pagina, l’ancora invisibile della dignità trattiene l’uomo dalla deriva. Perché c’è chi naviga per scappare, e chi getta l’ancora per resistere.” Da questo sguardo nasce anche un aneddoto rivelatore: Tropea ha abitato per anni nello stesso stabile che oggi ospita la Casa Museo di Giovanni Verga. Un intreccio di destini che suona come una consegna silenziosa, quasi un passaggio di testimone.
Perché Lasciato Indietro non è solo un libro, ma un’eredità che continua a parlare. La dignità non arriva dal riconoscimento degli altri, ma dalla fedeltà ostinata a sé stessi. Quando prende la parola, Dino Tropea non parla da scrittore. Parla da uomo. La voce è rotta, gli occhi lucidi. Racconta perché questo libro è nato: per necessità, non per ambizione. Perché la vita, più volte, lo ha lasciato indietro. Eppure ha scelto di non disumanizzarsi. Militare, educatore, conduttore, scrittore per resistenza interiore, Tropea costruisce un mosaico di esperienze personali e collettive in cui l’abbandono non è un incidente, ma un sistema. Il romanzo diventa specchio e grido, ma anche manuale di resistenza. La scrittura è atto politico, gesto di cura, fedeltà ostinata alla dignità.
Il momento più intenso arriva con le letture artistiche di Francesca Stajano Briganti a cui vanno i ringraziamenti dell'autore ed il plauso di tutti partecipanti per la sua interpretazione. Francesca non legge: incarna.
Stajano Briganti
Apre con La Storia si Ripete, una denuncia poetica dell’abbandono ciclico come conseguenza diretta delle conquiste Prosegue con Ad Onda, lettera di un padre alla figlia. Nessun artificio, solo verità. Il pubblico trattiene il respiro. Commozione.
https://youtu.be/20d22VL8Huo
Con Catania, Tropea dichiara il suo amore per una Sicilia madre ferita e salvifica.
Ma è con Lasciare Indietro (manifesto) che la serata assume una dimensione quasi sacrale. Non è rinuncia, è liberazione. Infine, Il meglio che deve ancora avvenire, che è già una promessa. La chiusura arriva come una sorpresa. La poesia Un’Eterna Sinfonia, dalla silloge “Ombre e Luci di un Cammino”; (Laura Capone Editore) scritta dallo stesso autore , emerge in modo inatteso come omaggio all’artista Cristoforo Russo, amico comune che le sorelle Zurlo, direttrici della galleria, non sapevano di condividere con l’autore.
È Teresa a leggerla, d’istinto, per ricordarlo insieme. Le assenze diventano presenza. Il silenzio parla. Al seguente link è possibile ascoltare la poesia letta dal maestro Mauro Mazza Lasciato Indietro non è solo un romanzo. È un invito. Un atto di empatia. Una porta aperta per chi ha conosciuto il rifiuto, la perdita, l’invisibilità. Da quella sera, qualcosa è cambiato. Non nei numeri, ma nelle persone. Perché la cultura non è intrattenimento. È salvezza. E dentro questa salvezza batte forte una radice siciliana: quella dignità antica, ruvida e luminosa che non chiede permesso per esistere e non si piega allo sguardo degli altri. Il titolo è Lasciato Indietro. Ma ciò che resta è l’impossibilità di dimenticarlo.
Se avete letto questo articolo con curiosità, non potete mancare Lasciato Indietro: perché alcune storie non si spiegano, si incontrano.
L’autore Dino Tropea è disponibile per presentazioni, incontri, interviste e progetti culturali. Perché Lasciato Indietro non è solo un titolo, ma un impegno collettivo: mai più lasciati indietro.
Contatti: dino.tropea@gmail.com
Social: @dino.tropea
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